Medea - TAU/Teatri Antichi Uniti - 19 Luglio 2019 - Ascoli Piceno

Venerdì 19 luglio, ore 21:30
Teatro romano di Ascoli Piceno

Medea - TAU/Teatri Antichi Uniti

Traduzione, adattamento e regia di Tonino Simonetti
Con Gilda Luzzi, Simone Carlini, Felicita Angelini, Danila D'Agostino, Pino Presciutti, Vittorio Poltronieri, Manola Antonelli, Erika De Felice e Giovanna Cannella.
Tecnico audio-video: Alfonso Morelli
Luci: Giorgio Morgese
Produzione: Laboratorio Progettoteatro

 

Si rinnova per il ventunesimo anno consecutivo l'appuntamento estivo con il TAU/Teatri Antichi Uniti, rassegna regionale di teatro classico che in una coniugazione funzionale e gradevole di beni e attività culturali offre l'opportunità di fruire i luoghi di interesse archeologico per la spettacolarizzazione restituendoli a un ampio uso dall'impegno congiunto di Ministero per i beni e le attività culturali, Regione Marche, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, AMAT e i Comuni di Ancona, Ascoli Piceno, Castelleone di Suasa, Corinaldo, Cupra Marittima, Fabriano, Falerone, Fano, Grottammare, Macerata, Monte Rinaldo, San Severino Marche, Urbisaglia. L'edizione 2019 - dal 3 luglio al 10 agosto - presenta ventitré appuntamenti ospitati in luoghi suggestivi di grande fascino.

Un testo insolito per una messinscena particolare perché il vero problema che si ha ad affrontare un testo e un personaggio come Medea è quello di trovare una spiegazione al gesto, il più terribile, che è quello di porre fine alla vita della propria discendenza. In questa versione il gesto non lascia dubbi e non lascia spazio a nessuna interpretazione o desiderio di comprendere, perdonare, capire e giustificare un tale gesto. Una messinscena elegante e cruda allo stesso tempo, dove i ritmi tribali e "barbari" della protagonista si fondono con la stucchevole realtà di un paese che non le appartiene. Nella messinscena ho inteso che il suo itinerario di conoscenza si svolgesse quasi fra il sonno e la veglia, con il Coro che funge da ponte fra queste due dimensioni, fa da eco, da moderno, incisivo commento, ma che possiede anche la funzione di veicolare al pubblico lo stupore e conserva una forte ancestralità che si esplica spesso attraverso soluzioni sceniche, al cui centro, è proprio il Coro: sono gli occhi misteriosi dei coreuti a dare per la prima volta il segno dello scrutare, del voyeurismo che connota l'intero spettacolo. 

Nelle note della sua regia, Ronconi definisce Medea come «una 'minaccia', che incombe imminente anche sul pubblico». La disperazione "umana" dell'eroina euripidea (donna, straniera, non greca, senza patria, diritti e famiglia) di fronte a un Giasone tronfio, opportunista e ingrato, cede il passo a una creatura demoniaca, dominata esclusivamente dalle passioni, con il coro, non a caso, a parteggiare per lei. 

Giasone non riesce neppure ad intuire il dolore di Medea perché a lui sono estranee le dinamiche emotive che agitano una donna. E allora vediamo Giasone ridurre la causa del dolore di Medea ad una gelosia da comare, infuocata più che dallo sdegno, dall'abbandono dei doveri coniugali. Medea, invece, è personaggio che esiste solo nella crisi. Il punto cruciale della sua crisi consiste nell'infelicità. È un'infelicità che si muove su onde sempre più lunghe, sempre più forti: in prima istanza deriva dalla sua situazione esistenziale di moglie tradita e abbandonata da un marito in cerca di benessere e di successo; poi, quando ha deciso di vendicarsi, uccidendo i figli per non negare se stessa e annullare la propria identità di persona, l'infelicità consisterà nella presa di coscienza di essere carnefice e vittima.

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